domenica 13 maggio 2012

La mia Africa, nell'intervista di Eno

UN’ESPERIENZA AFRICANA

(di Eno Santecchia)

La Sig.ra Paola Calafati  Claudi di Vestignano (Caldarola) viaggia spesso in Africa per raggiungere il consorte dr. Geol. Riccardo Claudi che ivi  lavora nella Delegazione dell’Unione. In questo periodo vive part time in Etiopia e oggi risponde alle nostre domande.
Che cosa rappresenta per te l’Africa e l’Etiopia?
Prima che una qualsiasi esperienza raggiunga la propria coscienza e modifichi il giudizio sulla realtà, fino a suscitare emozioni profonde, ciò che vedi deve attraversare le attese e i pregiudizi che i mezzi d’informazione hanno contribuito a formare su quella specifica realtà.
 La Guinea Bissau è stata la mia “prima Africa”, arrivata dopo sei anni di permanenza in un’Albania post bellica. L’esperienza di una nazione così detta in “via di sviluppo” anticipava, quindi, l’arrivo in una nazione del “quarto mondo”, ancora più devastata dalla fame e dalle malattie, ancora più instabile politicamente. Lo spaesamento provato la prima volta che sono atterrata all’aeroporto di Tirana (correva l’anno 1999), per l’assenza di qualsiasi elemento strutturale che ricordasse i nostri aeroporti, divenne commozione quando atterai all’aeroporto  “Joao Viera” di Bissau. Fu commozione perché improvvisamente la pista si aprì tra le acacie della fitta foresta subtropicale tra le quali s’intravedevano i villaggi dei “non civilizzati”, come li chiamano i guineensi. Fu intenerimento perché sapevo che sarei stata assediata da una moltitudine di bambini imploranti un po’ di cibo o di denaro e da storpi laceri, che solo la generosità di una terra ricca di frutta e un mare pescoso consentono loro di sopravvivere e la provvidenza dei missionari permette di curarsi. Per cinque anni la Guinea Bissau fu la destinazione dei miei viaggi. Con mio marito visitammo molte località ed entrammo in contatto con la gente dei villaggi, con i “cittadini” più evoluti che avevano avuto la possibilità di studiare in Europa. Conoscemmo i sentimenti veri, profondi e disperati dei giovani e imparammo la saggezza degli anziani …. Fummo affascinati dalla fiera bellezza di alcune etnie, dalle loro tradizioni, dalla loro musica… apprezzammo la bontà della frutta (la migliore del mondo!) e il sapore unico dei gamberi, contesi dai pescherecci di tutto il mondo. Ma, allora perché una nazione così poco densamente popolata i e una potenzialità così elevata è sempre sul punto di collassare? La risposta che mi sono data è complessa e definisce ciò che rappresenta per me l’Africa che ho conosciuto: lo smascheramento della mistificazione, dei luoghi comuni, dei giudizi parziali e razzistici che l’occidente più “aggressivo” ha strumentalmente  ammannito all’opinione pubblica. La “mia” Africa, dunque, è conoscenza e verità, è recupero delle origini dell’umanità, è libertà da tutte quelle sovrastrutture che le società occidentali hanno imposto come “bisogni” sterili e superficiali.  Il motto dell’ associazione Amici della Guinea Bissau    http://amicidellaguineabissau.blogspot.it/ ) sintetizza molto bene il senso di condivisione che permane anche dopo aver lasciato quella nazione. Recita così: “ Condividere realtà e sogni, condividere disperazione e speranza, condividere semplici emozioni della vita quotidiana”.
Questo background ha condizionato la prospettiva con cui poi ho vissuto e vivo la permanenza ad Addis Abeba.  L’Etiopia è una nazione immensa, ma con una storia e una civiltà unica, è la nazione guida dell’intera Africa, con tradizioni e culture tanto antiche, quanto sofisticate. Nella regione dell’AFAR è stata ritrovata LUCY, la nostra antenata, vissuta almeno 3,2 milioni di anni fa. La chiamarono Lucy, in onore della canzone Lucy in the Sky with Diamonds dei Beatles, mentre in amarico è nota come Dinqinesh, che significa "Tu sei meravigliosa".
 Addis Abeba si trova su un altipiano, a 2400 m. di altitudine. Il suo cielo, nella stagione secca, è azzurro, terso, splendente … percorso dai voli ampi delle aquile che qui dimorano numerose. Conta circa sei milioni di abitanti ed è sede dell’Unione Africana, per questa ragione, consolati e ambasciate di tutta l’Africa e del mondo intero sono qui rappresentati. Un’altra Africa rispetto alla Guinea Bissau! Eppure la povertà è ugualmente lacerante e ingiusta: ormai ne conosco il volto e le dinamiche che ne fanno il più redditizio e colpevole dei “commerci” …
 Puoi solo trovare.   Trovi un rapporto primitivo, originale con le cose, il cibo, l’aria, la terra su cui cammini …”  ( http://cantoedisincanto.blogspot.it/ )
Come ti trovi in Etiopia?
-                    Le condizioni di vita in Addis Abeba sono piuttosto favorevoli. Fatta eccezione per il pesce, si trova qualsiasi alimento. Ci sono abitazioni decisamente di lusso con acqua e luce costanti, palazzi commerciali modernissimi, ottimi ristoranti, cinema.  Gli  istituti di cultura organizzano incontri, stage, conferenze che consentono di seguire eventi culturali di un certo interesse (http://cantiedisincanti.wordpress.com/2012/02/23/22-febbraio-2012-claudio-filippini-allistituto-italiano-di-cultura-di-addis-abeba/)
 Tuttavia sono necessaria prudenza e protezione: pensa che siamo costretti ad avere in casa una guardia costante e abbiamo dovuto blindare la stanza da letto.  Mio marito, ha subito un’aggressione mentre passeggiava in un parco senza le dovute cautele. Per fortuna l’arrivo di altre persone ha evitato il peggio.

Quali sono i problemi socioeconomici più rilevanti dell’ex colonia italiana?
Innanzi tutto devo rettificare la definizione dell’'Etiopia come “ex colonia” perché gli etiopi sostengono di essere stati “ occupati” e non colonizzati. Vantano orgogliosamente il primato di essere l’unico paese africano a non aver subito una colonizzazione.
In ogni caso l’Etiopia è un paese antichissimo dalla storia complessa. Dopo la breve occupazione italiana (dal 1936 al 1941) l'Inghilterra ne assume il controllo restaurando l'autorità dell'imperatore Haile Selassie fino a quando, nel 1974, con un colpo di stato il colonnello Mengistu s’impadronisce del  potere instaurando un regime filo marxista (il Derg) che governa il Paese per diciassette anni. Nel 1991 la rivoluzione interna raggiunge il suo culmine, Menghistu fugge e, al suo posto, s’instaura una coalizione di ribelli capeggiata da Meles Zenawi del Tigray, tuttora al governo. Oltre ai contrasti etnici interni, che continuano comunque a perdurare, l’Etiopia ha conflitti aperti anche in politica estera con la vicina Eritrea e con la Somalia.
La povera economia etiopica è basata sull'agricoltura che però risente delle frequenti siccità e da primitive tecniche di coltivazione, sui cui si sta “innestando” l’invadente presenza cinese, che a mio avviso sta alterando la qualità e la biodiversità agroalimentare locale.
L’alto tasso di crescita della popolazione, che vede un aumento di 2,3 milioni di persone l’anno, combinato con la lenta crescita economica e il basso livello di educazione, ha limitato lo sviluppo socio-economico dell’Etiopia. La sanità, così come tutti gli altri importanti settori sociali, ha risentito notevolmente dei cronici problemi economici che affliggono il Paese da decenni. Tuttavia in Addis Abeba è possibile trovare strutture sanitarie piuttosto bene organizzate.
Addis Abeba fu scelta dalla Regina Taytu come sua residenza per l’assenza di malaria e una piovosa stagione delle piogge che assicurava acqua alla regione.  Il rapido sviluppo edilizio (evidentemente caotico, quanto speculativo) della capitale ha indotto un’urbanizzazione in attesa di nuova crescita nei prossimi decenni: un’alta parte della popolazione urbana è ora concentrata nella capitale Addis Abeba.
Anche se negli anni recenti questa proporzione si va via via riducendo, prevedendo una nuova caduta dal 2015, la crescita annuale della popolazione della capitale è ancora in aumento.
E’ in aumento anche la popolazione di altre città di dimensione minore rispetto ad Addis Abeba, come le capitali regionali, per via di una decisione governativa di dividere l’Etiopia in dodici regioni.
L’accesso all’acqua potabile copre circa il 25% dell’area rurale e circa l’85% di quella urbana: un dato decisamente preoccupante! Inoltre, l’Etiopia è uno degli ultimi stati al mondo per rapporto tra strade e popolazione … ma ai cammelli non servono né strade, né ferrovie!

E quali quelli umanitari e di ordine sanitario?
La grave siccità che ha attraversato, dall’autunno 2010, la zona del Corno d’Africa, ha determinato problemi ingenti per gli abitanti di questi Paesi, che già soffrivano situazioni d’instabilità politica, guerra, fame e ingiustizia sociale.
Le aree più colpite sono state: il centro-sud della Somalia, il Kenya, soprattutto nelle regioni del nord e dell’est, la parte meridionale e orientale dell’Etiopia, l’Eritrea e Gibuti. La situazione attuale, nonostante gli aiuti forniti, è ancora critica.
I dati di febbraio 2012 calcolano ancora circa milioni di persone colpite dalla siccità, e attualmente bisognose di aiuto.
Nella prima metà di novembre 2011, l’arrivo delle piogge ha accresciuto la disponibilità di acqua in molte aree del Corno d’Africa, soprattutto in Kenya ed Etiopia, ma anche in Somalia il paese più colpito dalla crisi, dove le Nazioni Unite hanno dichiarato, recentemente, la fine dello stato di carestia.
 Un fattore di crisi importante sono gli alti prezzi del cibo che nonostante una lieve riduzione, sono molto alti in relazione ai bassi redditi familiari.
Alla siccità e alla crisi alimentare hanno fatto seguito rilevanti problemi di salute e imponenti.
movimenti umani dalle zone più colpite verso luoghi considerati più sicuri.
 I principali problemi sanitari, riconducibili alla crisi della siccità, sono la disidratazione, la dissenteria, l’anemia; si sono inoltre diffuse pericolose epidemie quali la “dengue fever”, il colera, il morbillo, e infezioni delle vie respiratorie.
In Etiopia la situazione sta gradualmente migliorando grazie all’arrivo delle piogge.
Complessivamente, però, la situazione è ben lungi dall’essere risolta.

 Che cosa ricorda l’Italia ad Addis Abeba e in altre città?
Nonostante l’eccidio ordinato dal maresciallo Graziani, la presenza italiana in Addis Abeba , è molto benvoluta, ricercata e apprezzata. Qui, come altrove, ho avuto modo di costatare che la gente, il popolo, distingue molto chiaramente il comportamento militare e politico dei governi dall’attitudine delle singole persone a instaurare rapporti positivi, cordiali, pacifici. Motivo per cui, in tutte le nazioni in cui ho vissuto, ho sperimentato il gradimento, oserei dire l’affetto nutrito verso gli italiani cui è riconosciuta, simpatia, senso di solidarietà, allegria, umanità, creatività, cultura …
Anche se ormai sono solo gli anziani etiopi a parlare un po’ d’italiano, sono in molti, anche giovani, che vogliono avvicinarsi alla nostra cultura.
L’Ambasciata italiana è la più antica, insieme con quella britannica. E’ la più grande e quella dotata di un enorme parco, ora parzialmente ceduto alla città di Addis Abeba.
Poi c’è lo storico “Club Juventus”. Il Club degli italiani, dove gli espatriati, italiani e non, si ritrovano per gustare piatti nostrani, e praticare altre attività ricreative.
Non è certo un caso che lo scettro di miglior ristorante di Addis Abeba sia detenuto da Castelli: indiscusso merito, universalmente riconosciuto!



In tutte le più importanti citta etiopi si trovano tracce della presenza italiana. Ad esempio nel centro di Gondar ritroviamo l'influenza architettonica dell'occupazione italiana nei tardi anni trenta. Il palazzo delle Poste, i negozi porticati della piazza, il cinema, e altri edifici pubblici edificati secondo i dettami del Razionalismo italiano, sono ancora ben conservati e imitati.


Il Palafrica, prima sede dell’Unione Africana, e il Municipio di Addis  Abeba portano la firma dell’architetto italiano Arturo Mezzedim.  Strutture cui si sono “ispirati” i cinesi per “donare” (in cambio di cosa non è dato sapere) all’Etiopia l’attuale sede dell’Unione Africana.

Altre tracce della presenza italiana si ritrovano in negozietti di antiquariato, dove è possibile trovare monete, mappe, divise militari e addirittura trattati del periodo dell’occupazione italiana.



Quali sono gli apporti umanitari e all’istruzione delle ONG religiose?

Gli apporti sono decisivi e sostanziali e parlarne richiederebbe un trattato. Nel corso della mia esperienza ho maturato la convinzione che i missionari sono gli unici ad aver realmente impresso un vero sviluppo ai territori e alle persone cui si sono fatti prossimi e con loro hanno condiviso guerre, carestie, pestilenze.
In Guinea Bissau ho conosciuto Padre Ermanno Battisti, ora a Roma per  motivi di salute,  e invito a collegarsi a questo sito http://www.circolougobassi.gov.it/SOLIDARIETA'%20cartella/SOLIDARIETA'.htm per leggere la  storia dell’elefantino di legno e della Clinica Pediatrica di Bor, divenuta oggi la prima Clinica della Guinea Bissau, a cui lo stesso Ministero per la salute deve fare riferimento.
Anche in Etiopia la presenza delle missioni interviene su tutti i settori più vitali: sanità, istruzione, lavoro. Le missioni sono sovente aiutate da volontari che in vario modo intervengono con aiuti concreti per sostenere sia le opere, sia le persone.  Ho avuto modo di conoscere le attività dei padri Cappuccini che operano in Etiopia e incontrare di recente Padre Gianni, del Convento di Renacavata di Camerino che accompagnava un gruppo di volontari. E’ stata un’ ulteriore conferma dell’umanità agita fuori dai riflettori, dall’informazione di massa, eppure preziosa quanto la Vita stessa . ( http://cantoedisincanto.blogspot.it/)

Molti europei non viaggiano nel Corno d’Africa per paura di contrarre malattie infettive o di rapimenti? Com’è effettivamente la situazione oggi?
Sinceramente penso ci sia il problema contrario e cioè che nonostante le raccomandazioni del Ministero degli esteri, troppe persone si avventurano in questi paesi senza le dovute precauzioni e per un male interpretato concetto di “vacanza”, raggiungono località che sono scenari di guerra e si espongono al rischio di rapimenti, malattie e quant’altro. Qui, come altrove, il turismo sessuale è una piaga sociale che riguarda sia chi lo pratica, sia chi lo subisce.
Viaggiare è qualcosa di profondamente diverso dal fare turismo e vorrei citare la frase che ho inserito nella presentazione di uno dei miei blog “Se hai cuore, non puoi perdere niente, dovunque vai. Puoi solo trovare.- (da Chourmo, Jean Claude Izzo) Bella intuizione, quanto vera ! Trovi te stesso: perché entri in contatto con dimensioni sociali e culturali che esercitano la tua parte più’ incognita. Trovi l’altro: di cui scopri una diversità per nulla minacciosa. Trovi un rapporto primitivo, originale con le cose, il cibo, l’aria, la terra su cui cammini …”  ( http://cantoedisincanto.blogspot.it/ ). Credo che se non si recupera questo senso del viaggio, sia  “pericoloso” anche il solo girare l’angolo di casa!

Nei gravi problemi che affliggono l’Africa molti attribuiscono gravi responsabilità alle nazioni europee ex colonialiste. E così? Oppure un po’ di colpa è anche dei nativi?
Caro Eno, anche qui ci vorrebbero pagine e pagine per rendere un’analisi almeno prossima al reale stato delle cose, tuttavia è Storia che lo schiavismo in Africa sia un fenomeno le cui origini risalgono all'antichità e che durò fino alla fine del diciannovesimo secolo. Allo schiavismo autoctono diffuso nelle antiche civiltà africane, si aggiunse, in un secondo tempo la pratica di catturare schiavi nell'Africa subsahariana per venderli altrove. Questo commercio avvenne storicamente lungo diverse direttrici: prima attraverso il Sahara verso il Nordafrica, poi dalle coste africane sull'Oceano Indiano verso i paesi arabi e l'oriente, e infine verso le colonie europee nelle Americhe. Per la maggior parte dei paesi africani, l'abolizione dello schiavismo, e quindi la fine della tratta degli schiavi, avvenne nell'epoca immediatamente precedente la spartizione coloniale del continente: « Il continente africano è stato privato di molte risorse umane usando tutte le vie possibili.”. Attraverso il Sahara, il Mar Rosso, i porti dell'Oceano Indiano e quelli sull'Atlantico. Per almeno dieci secoli la schiavitù ha portato benefici al mondo musulmano. Quattro milioni di schiavi sono passati per il Mar Rosso, altri quattro hanno transitato per i porti dell'Oceano Indiano, forse nove milioni sono quelli che hanno attraversato il deserto del Sahara. …»
Stando coì le cose, come assegnare con certezza le responsabilità e le colpe?
 La globalizzazione ha fatto il resto e portato al disastro ambientale, sociale e finanziario cui oggi assistiamo e che dobbiamo fronteggiare.
Di cosa avrebbe bisogno l’Etiopia di oggi?
Di ciò di cui tutte le nazioni necessitano: buoni governi, buone politiche, equità nella distribuzione delle risorse, tutela del territorio, istruzione, sanità … in definitiva di una nuova evoluzione del pensiero umano che recuperi il senso dell’umanità e della vita.

È servito a qualcosa il sacrificio della giornalista Ilaria Alpi per contrastare il traffico illegale di rifiuti tossici e armi con la vicina Somalia?
Voglio illudermi che la coscienza di noi comuni cittadini, unici titolari di una democrazia sfigurata dai governativi, sia stata così sollecitata da quest’omicidio da farci rinunciare a un’omertà che ci rende, di fatto, complici di un potere occulto, abbia rinvigorito la nostra capacità d’indignazione e denuncia. Sono, però, processi lenti e gli esiti forse li vedranno le generazioni future.

Il problema della mutilazione genitale femminile è sentito?
Sì, soprattutto tra i giovani che cercano di affrancarsi da un costume profondamente radicato e che appartiene al senso dell’onore di alcune tribù. In Addis alcuni Istituti di cultura e alcune ONG hanno organizzato mostre, convegni, laboratori per dibattere questo tema principalmente da un punto di vista medico e sanitario.

Hai visitato qualche sito archeologico?
Ho avuto modo di visitare MELKA KUNTURE, una località situata a quasi cinquanta chilometri a sud di Addis Abeba, sulla strada per Butajira e dalla quale si scorgono le rive del fiume Awash.
La località è un sito archeologico dove scienziati hanno portato alla luce fossili, utensili di pietra e altri simili oggetti, appartenuti all’uomo primitivo.
Questi fossili risalgono, infatti, a milioni di anni fa. Si tratta di un sito paleolitico che si estende per cinque kilometri lungo le rive del fiume Wash.
Ebbi la fortuna e l’onore di incontrare nell'area archeologica il Prof. Marcello Piperno, così all'interesse per il sito si unì il piacere di conoscere questo scienziato che, da anni, guida la missione internazionale di scavi in questa zona.
In una delle sue pubblicazioni, il Prof. Piperno definisce questo sito come "... uno degli archivi più completi della preistoria umana. Melka Kunture si trova sull'altopiano etiopico, a circa 2000 m, ed è attraversata dal corso superiore del fiume Awash. Per la sua lunga sequenza, che abbraccia un periodo compreso negli ultimi 1.7 milioni di anni, costituisce uno dei registri più completi in cui è possibile ricostruire, senza apparenti soluzioni di continuità, i processi cognitivi e le scelte adattative che caratterizzarono i più antichi rappresentanti della nostra specie. "
E’ stata una vera emozione!

 



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